martedì 31 gennaio 2023

vola un anima nel cielo

vola un'anima nel cielo

ritrova gli amici

spera nei sconosciuti

ama i non amati


vede lo spazio immenso

ed il piccolissimo

infinitesimale

ed il non spazio


sorride agli uccelli

carezza cani, gatti

animali tutti

che ci hanno preceduto


in cielo e ci attendono

loro senza dubbi,

loro amanti sempre,

innamorati di Dio

lunedì 30 gennaio 2023

Water blue drop (mi sembra tanto bella)

 


SALMO 20 - Preghiera per il re (ho sognato stanotte che qualcuno mi regalava un libretto con questo Salmo, testo CEI)

 SALMO 20 - Preghiera per il re 

2 Ti ascolti il Signore nel giorno della prova,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
3 Ti mandi l'aiuto dal suo santuario
e dall'alto di Sion ti sostenga.

4 Ricordi tutti i tuoi sacrifici
e gradisca i tuoi olocausti.
5 Ti conceda secondo il tuo cuore,
faccia riuscire ogni tuo progetto.
6 Esulteremo per la tua vittoria,
spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio;
adempia il Signore tutte le tue domande.

7 Ora so che il Signore salva il suo consacrato;
gli ha risposto dal suo cielo santo
con la forza vittoriosa della sua destra.
8 Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli,
noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio.
9 Quelli si piegano e cadono,
ma noi restiamo in piedi e siamo saldi.

10 Salva il re, o Signore,
rispondici, quando ti invochiamo.

venerdì 27 gennaio 2023

Se questo è un uomo - Poesia di Primo Levi (per il giorno della memoria)

 Se questo è un uomo - Poesia di Primo Levi

https://www.riflessioni.it/testi/primo_levi.htm


Se questo è un uomo 


Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi, alzandovi.

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi. 


Primo Levi 


Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, pubblicò "Se questo è un uomo" nel 1947. Questo capolavoro letterario, forte e tragica testimonianza della sua esperienza nel Lager, è stato il suo primo libro. 

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) - Le beatitudini secondo Gesù - padre Antonio Rungi

 IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) -  Le beatitudini secondo Gesù - padre Antonio Rungi

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=58713

La quarta domenica del tempo ordinario ci presenta il celebre brano del vangelo di Matteo, detto delle beatitudini e classificato come il discorso della Montagna, fatto da Gesù alle persone che lo seguivano. Matteo, infatti, colloca questo sermone in un contesto ben preciso, focalizzando l'attenzione sull'essenza stessa del messaggio cristiano. Gesù, si narra, vedendo tanta gente salì sul monte, cioè su una roccia, in modo da essere visibile e soprattutto per favorire l'ascolto dei presenti. Si pose a sedere, per modo di dire comodamente, e nel frattempo si avvicinarono a lui i suoi discepoli. A loro si rivolse con le parole che sono classificate come espressione di felicità,, perché fosse i primi apostoli della vera gioia, che Egli veniva a proclamare e a realizzare per tutti, con la sua morte e risurrezione.

“Il Signore - scrive San Leone Magno, teologo a padre della Chiesa commentando questo passo evangelico, - andò in un luogo solitario di un vicino monte. Lassù chiamò a sé gli apostoli, per istruirli dall' alto di quella misteriosa cattedra con dottrine più elevate... Colui che aveva parlato a Mosè, parlò anche agli apostoli... Non era circondato, come allora, da dense nubi, né da tuoni e bagliori terribili, che tenevano lontano dal monte il popolo. Ora si intratteneva con i presenti in un dialogo tranquillo e affabile. Egli fece questo perché la soavità della grazia rimuovesse la severità della legge e perché lo spirito di adozione eliminasse il terrore della schiavitù. il significato dell'insegnamento di Cristo lo manifestano le sue parole. Coloro che desiderano pervenire alla beatitudine eterna riconosceranno dai detti del Maestro quali siano i gradini da percorrere per salire alla suprema felicità”.

Ecco perché le otto beatitudini indicate da Matteo sono indicate come la sintesi di un più ampio discorso di Gesù, tanto da essere considerate la carta magna della dottrina spirituale, mortale ed ecclesiale di tutto il cristianesimo. E su questi assiomi di Gesù c'è poco o niente da dire, talmente che sono così semplici nel linguaggio, ma difficili da attuare e vivere in profondità.

Lo sappiamo benissimo che la vita dell'uomo sulla terra è un'ascesa verso la beatitudine del regno dei cieli. È questa la fede dei primi cristiani.

I Padri della Chiesa ribadiscono continuamente che solo “Dio è veramente beato”, mentre l'uomo è “beato” se diviene “partecipe della essenziale beatitudine di Dio”. La sete di felicità che germoglia nel cuore umano può trovare la sazietà soltanto nella “beatitudine” della vita divina.

Consapevoli che la storia dell'umanità è progressivo pellegrinaggio verso la felicità eterna., iniziato con la discesa di Cristo, Figlio di Dio, sulla terra, il quale ha innalzato innalzare l'uomo fino al cielo. E certi del fatto che Gesù conosceva l'aspirazione dell'uomo a vivere una “vita beata”, pronuncia questo discorso per dare una risposta precisa alle attese dell'uomo.

Nel messaggio delle beatitudini egli mostrava agli uomini la via della vita per guidarli a vivere il vangelo della gioia e spalancava agli occhi dei discepoli il luminoso orizzonte della beatitudine, per attirare tutti gli uomini alle altezze della vita senza fine.

Oltre a questa finalità umanitaria, i Padri della Chiesa intravidero nelle beatitudini un “segno” della sua missione e della identità di Figlio di Dio. “Tutti gli uomini cercano la beatitudine”, ripete speso Sant'Agostino, sostenendo che è veramente “beato chi possiede Dio”, perché solo in Dio la “beatitudine” diviene “felicità senza fine”.

La strada delle beatitudini conduce gli uomini dalla terra al cielo saziando la loro sete di felicità. La gioia pregustata nella vita del mondo conoscerà la sua pienezza nell'eternità.

In opposizione alla mentalità pagana, Gesù tramuta il modo di pensare degli uomini chiamando beati quelli che il mondo considera infelici, quali i poveri, gli affamati, i perseguitati.

La sua parola è un capovolgimento del pensiero esclusivamente affaristico della terra, divenendo così Il Messia “l'araldo della buona novella della salvezza donata da Dio.

Gesù col suo comportamento manifesta un amore privilegiato verso i piccoli, i poveri, gli ammalati, i diseredati di ogni specie, a cominciare dai peccatori”. Nessuno è escluso dalla sua misericordia e dal suo eterno amore.

Mentre il Maestro, in quel momento, volgeva lo sguardo alla moltitudine degli uomini e delle donne radunata sulla montagna dinanzi a lago di Galilea per l'ascolto della Parola di Dio, desiderava effondere sui suoi ascoltatori, e sugli uomini di tutti i tempi, lo spirito dell'amore e della gioia. Nel messaggio delle beatitudini sembra straripare dal cuore di Cristo l'infinito amore di Dio per l'intera famiglia umana. È un inno alla vita e alla gioia che risolleva i deboli e gli abbandonati, svelando che Dio è fedele alla sua promessa.

Gli affamati e gli assetati, i poveri e i perseguitati, i sofferenti e tutti i diseredati possederanno “il regno dei cieli”.

Gli uomini “miti e mansueti” possederanno anche “la terra”. Terra e cielo sono “tutto” per chi non ha niente e per chi non conta niente agli occhi del mondo. “Dio è tutto per te”, esclama sant'Agostino: “Dio, se hai fame è pane, se hai sete è acqua per te, se sei nelle tenebre è luce per te”.

Ritornando a quanto scritto da San Leone Magno risultano di grande attualità quello che egli proponeva secoli e secoli fa: “Siano le opere di carità le nostre squisite pietanze, riempiamoci di quei cibi che ci nutrono per la vita eterna. La nostra gioia sia nel ristoro dei poveri, saziati a nostre spese. La nostra soddisfazione più piena sia nel vestire gli ignudi che avremo coperto con i necessari indumenti. Facciamo sentire il nostro spirito umanitario ai malati costretti a letto, agli infermi nella loro debolezza, agli esuli nel loro travaglio, agli orfani nel loro stato di abbandono, alle vedove desolate e meste. Non c'è nessuno che non possa, nell'aiutare questa gente, dimostrare almeno in parte la sua benevolenza, perché nessuno ha un patrimonio piccolo se ha un cuore grande”. Alla scuola delle beatitudini evangeliche rendiamo il nostro cuore grande, pur non avendo nulla tra le nostre mani. Solo così saremo noi beati e renderemo beati e felici chi si accosta a noi solo per ricevere un sorriso.

giovedì 26 gennaio 2023

PAPA FRANCESCO - Catechesi. La passione per l’evangelizzazione: lo zelo apostolico del credente. 3. Gesù maestro dell’annuncio - 25 gennaio 2023

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2023/documents/20230125-udienza-generale.html

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Mercoledì scorso abbiamo riflettuto su Gesù modello dell’annuncio, sul suo cuore pastorale sempre proteso agli altri. Oggi guardiamo a Lui come maestro dell’annuncio. Lasciamoci guidare dall’episodio in cui Lui predica nella sinagoga del suo villaggio, Nazaret. Gesù legge un passo del profeta Isaia (cfr 61,1-2) e poi sorprende tutti con una “predica” brevissima, di una sola frase, una sola frase. E dice così: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Questa è stata la predica di Gesù: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Ciò significa che per Gesù quel passo profetico contiene l’essenziale di quanto Egli vuole dire di sé. Dunque, ogni volta che noi parliamo di Gesù, dovremmo ricalcare quel suo primo annuncio. Vediamo allora in che cosa consiste questo primo annuncio. Si possono identificare cinque elementi essenziali.

Il primo elemento è la gioia. Gesù proclama: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; […] mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (v. 18), cioè un annuncio di letizia, di gioia. Lieto annuncio: non si può parlare di Gesù senza gioia, perché la fede è una stupenda storia d’amore da condividere. Testimoniare Gesù, fare qualcosa per gli altri nel suo nome, è dire tra le righe della vita di aver ricevuto un dono così bello che nessuna parola basta a esprimerlo. Invece, quando manca la gioia, il Vangelo non passa, perché esso – lo dice la parola stessa – è buon annuncio, e Vangelo vuol dire buon annuncio, annuncio di gioia. Un cristiano triste può parlare di cose bellissime ma è tutto vano se l’annuncio che trasmette non è lieto. Diceva un pensatore: “un cristiano triste è un triste cristiano”: non dimenticare questo.

Veniamo al secondo aspetto: la liberazione. Gesù dice di essere stato mandato «a proclamare ai prigionieri la liberazione» (ibid.). Ciò significa che chi annuncia Dio non può fare proselitismo, no, non può far pressione sugli altri, ma alleggerirli: non imporre pesi, ma sollevare da essi; portare pace, non portare sensi di colpa. Certo, seguire Gesù comporta un’ascesi, comporta dei sacrifici; d’altronde, se ogni cosa bella ne richiede, quanto più la realtà decisiva della vita! Però chi testimonia Cristo mostra la bellezza della meta, più che la fatica del cammino. Ci sarà capitato di raccontare a qualcuno un bel viaggio che abbiamo fatto. Per esempio, avremo parlato della bellezza dei luoghi, di quanto visto e vissuto, non del tempo per arrivarci e delle code in aeroporto, no! Così ogni annuncio degno del Redentore deve comunicare liberazione. Come quello di Gesù. Oggi c’è la gioia, perché sono venuto a liberare.

Terzo aspetto: la luce. Gesù dice di essere venuto a portare «ai ciechi la vista» (ibid.). Colpisce che in tutta la Bibbia, prima di Cristo, non compaia mai la guarigione di un cieco, mai. Era infatti un segno promesso che sarebbe giunto con il Messia. Ma qui non si tratta solo della vista fisica, bensì di una luce che fa vedere la vita in modo nuovo. C’è un “venire alla luce”, una rinascita che avviene solo con Gesù. Se ci pensiamo, così è iniziata per noi la vita cristiana: con il Battesimo, che anticamente era chiamato proprio “illuminazione”. E quale luce ci dona Gesù? Ci porta la luce della figliolanza: Lui è il Figlio amato del Padre, vivente per sempre; e con Lui anche noi siamo figli di Dio amati per sempre, nonostante i nostri sbagli e difetti. Allora la vita non è più un cieco avanzare verso il nulla, no: non è questione di sorte o fortuna. Non è qualcosa che dipende dal caso o dagli astri, e nemmeno dalla salute o dalle finanze, no. La vita dipende dall’amore, dall’amore del Padre, che si prende cura di noi, suoi figli amati. Che bello condividere con gli altri questa luce! Avete pensato voi che la vita di ognuno di noi – la mia vita, la tua vita, la nostra vita – è un gesto di amore? È un invito all’amore? Questo è meraviglioso! Ma tante volte dimentichiamo questo, davanti alle difficoltà, davanti alle brutte notizie, anche davanti – e questo è brutto – alla mondanità, al modo di vivere mondano.

Quarto aspetto dell’annuncio: la guarigione. Gesù dice di essere venuto «a rimettere in libertà gli oppressi» (ibid.). Oppresso è chi nella vita si sente schiacciato da qualcosa che succede: malattie, fatiche, pesi sul cuore, sensi di colpa, sbagli, vizi, peccati… Oppressi da questo: pensiamo per esempio ai sensi di colpa. Quanti di noi hanno sofferto questo? Pensiamo un po’ a un senso di colpa di quello, dell’altro… A opprimerci, soprattutto, è proprio quel male che nessuna medicina o rimedio umano possono risanare: il peccato. E se uno ha senso di colpa di qualcosa che ha fatto, e questo si sente male… Ma la buona notizia è che con Gesù questo male antico, il peccato, che sembra invincibile, non ha più l’ultima parola. Io posso peccare perché sono debole. Ognuno di noi può farlo, ma questa non è l’ultima parola. L’ultima parola è la mano tesa di Gesù che ti rialza dal peccato. E padre, questo quando lo fa? Una volta? No. Due? No. Tre? No. Sempre. Ogni volta che tu stai male, il Signore sempre ha la mano tesa. Soltanto bisogna aggrapparsi e lasciarsi portare. La buona notizia è che con Gesù questo male antico non ha più l’ultima parola: l’ultima parola è la mano tesa di Gesù che ti porta avanti.  Dal peccato Gesù ci guarisce sempre. E quanto devo pagare per la guarigione? Niente. Ci guarisce sempre e gratuitamente. Egli invita quanti sono «stanchi e oppressi» – lo dice nel Vangelo – invita ad andare a Lui (cfr Mt 11,28). E allora accompagnare qualcuno all’incontro con Gesù è portare dal medico del cuore, che risolleva la vita. È dire: “Fratello, sorella, io non ho risposte a tanti tuoi problemi, ma Gesù ti conosce, Gesù ti ama, ti può guarire e rasserenare il cuore”. Chi porta dei pesi ha bisogno di una carezza sul passato. Tante volte sentiamo: “Ma io avrei bisogno di guarire il mio passato… ho bisogno di una carezza su quel passato che mi pesa tanto…” Ha bisogno di perdono. E chi crede in Gesù ha proprio questo da donare agli altri: la forza del perdono, che libera l’anima da ogni debito. Fratelli, sorelle, non dimenticare: Dio dimentica tutto. Come mai? Sì, dimentica tutti i nostri peccati, di essi non ha memoria. Dio perdona tutto perché dimentica i nostri peccati. Soltanto bisogna avvicinarsi al Signore e Lui ci perdona tutto. Pensate a qualcosa del Vangelo, di quello che ha incominciato a parlare: “Signore ho peccato!” Quel figlio… E il papà gli mette la mano in bocca. “No, va bene, niente…” Non gli lascia finire… E questo è bello. Gesù ci aspetta per perdonarci, per risanarci. E quanto? Una volta? Due volte? No. Sempre. “Ma padre, io faccio le stesse cose sempre…” E anche lui farà le sue stesse cose sempre: perdonarti, abbracciarti. Per favore, non abbiamo sfiducia in questo. Così si ama il Signore. Chi porta dei pesi e ha bisogno di una carezza sul passato, ha bisogno di perdono, sappia che Gesù lo fa. Ed è questo che dà Gesù: liberare l’anima da ogni debito. Nella Bibbia si parla di un anno in cui si era liberati dal peso dei debiti: il Giubileo, l’anno di grazia. Come fosse l’ultimo punto dell’annuncio.

Gesù dice infatti di essere venuto «a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,19). Non era un giubileo programmato, come quelli che stiamo facendo adesso, che tutto è programmato e si pensa a come fare come non fare… No. Ma con Cristo la grazia che fa nuova la vita arriva e stupisce sempre. Cristo è il Giubileo di ogni giorno, di ogni ora, che ti avvicina, per accarezzarti, per perdonarti. E l’annuncio di Gesù deve portare sempre lo stupore della grazia. Questo stupore… “Non posso credere, sono stato perdonato, sono stata perdonata” Ma così grande è il nostro Dio! Perché non siamo noi a fare grandi cose, ma è la grazia del Signore che, anche attraverso di noi, compie cose imprevedibili. E queste sono le sorprese di Dio. Dio è un maestro delle sorprese. Sempre ci sorprende, sempre ci aspetta. Noi arriviamo, e Lui sta aspettando. Sempre. Il Vangelo si accompagna ad un senso di meraviglia e di novità che ha un nome: Gesù.

Lui ci aiuti ad annunciarlo come desidera, comunicando gioia, liberazione, luce, guarigione e stupore. Così si comunica Gesù.

Un’ultima cosa: questo lieto annuncio, che dice il Vangelo, è rivolto «ai poveri» (v. 18). Spesso ci dimentichiamo di loro, eppure sono i destinatari esplicitamente menzionati, perché sono i prediletti di Dio. Ricordiamoci di loro e ricordiamoci che, per accogliere il Signore, ciascuno di noi deve farsi “povero dentro”. Con quella povertà che fa dire…“Signore ho bisogno di perdono, ho bisogno di aiuto, ho bisogno di forza”. Questa povertà che tutti noi abbiamo: farsi povero da dentro. Si tratta di vincere ogni pretesa di autosufficienza per comprendersi bisognoso di grazia, e sempre bisognoso di Lui. Se qualcuno mi dice: Padre, ma quale è la via più breve per incontrare Gesù? Fatti bisognoso. Fatti bisognoso di grazia, bisognoso di perdono, bisognoso di gioia. E Lui si avvicinerà a te.

martedì 24 gennaio 2023

oggi sei stato presente in me

oggi sei stato presente in me
sei qui, momento eterno
come sempre  vero

per un poco, non c'è altro,
un momento solo te
che spiega tutto l'esistente

ma io non so raccontarlo,
né spiegarlo, insieme
a te tutto è pieno e felice

come eterno, come luce
ora, oggi, splendore
che si curva fina a me


(è vero e non so spiegare)







lunedì 23 gennaio 2023

mia sorella ha un cuore buono

 mia sorella ha un un cuore buono

ferito dai colpi di persone malvage

è sempre buona


ora la sua età è quella della dolcezza e del timore

di uno sguardo verso il cielo

è sempre buona


prega Dio con parola semplici,  io prego per lei

pregate anche voi per lei, vi prego

è sempre buona



sabato 21 gennaio 2023

Omelia III settimana del T.O. - Un annuncio importante per avere luce - padre Gian Franco Scarpitta -

Un annuncio importante per avere luce - padre Gian Franco Scarpitta 

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=58677

III Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (22/01/2023)

Il ministero di Gesù inizia in una terra differente dalla propria, oltre che geograficamente, anche dal punto di vista morale e culturale. La città è Cafarnao, sulla riva del mare di Galilea chiamato anche lago di Tiberiade; il territorio è quello già citato dal profeta Isaia, cioè la terra di Zabulon e di Neftali, denominata Galilea delle genti. Essa è considerata territorio impuro, perché pagano e refrattario ad ogni riferimento religioso. Isaia però aveva preannunciato che proprio lì sarebbe sorta la salvezza: una luce avrebbe rifulso su quel territorio per recare a tutti la vita, la gioia e la salvezza perché il concetto di luce equivale proprio alla vita, sia quella fisica sia quella spirituale. Il Messia promesso da Isaia sarebbe stato luce in grado di dominare e dissipare le tenebre dell'errore, del peccato e per ciò stesso della morte. Una figura quindi finalmente vivificante e radiosa in un mondo di tenebra e di occlusione nel quale ci si era sempre trovati; un Innovatore prefigurato, promesso e atteso e che adesso si realizza nella persona di Gesù Cristo. Indicato sempre da Isaia come “Servo di Yahve'”, Gesù, è infatti la realizzazione definitiva di questa promessa, il Salvatore “luce del mondo, che illumina ogni uomo”. Gesù è la via, la verità e la vita(Gv 8, 12; 9,1; 14, 6).


Nel Messia salvatore universale Dio opera il rinnovamento e la restaurazione interiore dell'uomo, rischiarando e illuminando ciascuno fin dall'interiorità e mettendolo a rapporto con se stesso e con la propria fragilità morale e spirituale. Proprio il popolo pagano, quale era quello della Galilea, distaccato e riluttante nei confronti del sacro e refrattario al mondo del trascendente e della verità, conosce di fatto la verità che viene rivelata in Cristo e lo stesso Cristo anche secondo i progetti del Padre accetta ben volentieri di essere "luce del mondo" in un esordio del tutto difficile e complesso e in un territorio ben lontano dalle comuni aspettative.


Quale messaggio può annunciare Gesù in un ambito così ostile e refrattario? Giona aveva predicato la conversione dei Niniviti miscredenti per evitare la sciagura della fine di quella citta; Gioele aveva invitato al ravvedimento a seguito di un'invasione di cavallette dannosa per i raccolti e così da altre parti si è invitati alla conversione per scongiurare una pena o per passare da una posizione nefasta a una più felice. Sempre l'Antico Testamento, in Ezechiele e in altri testi, sottendeva però a un cambiamento di vita radicale in ragione della misericordia di Dio che prevale e ha la meglio sul peccato. A dire il vero, in un certo contesto, anche Gesù avverte che chi rifiuta di convertirsi è destinato a perire (Lc 13, 1 - 9), ma più che una minaccia questa è pedagogia sulla conseguenza della possibile refrattarietà all'amore e alla misericordia di Dio: chi si ostina a procedere lontano da Dio procura a se stesso la morte sotto varie apparenze di vita.


Piuttosto Gesù invita alla “metanoia”, cioè alla cambiamento radicale del pensiero e dei costumi prima e delle azioni dopo. Esorta alla trasformazione radicale di se stessi, al cambio di vedute e di orientamento che non sia più verso se stessi o verso il mondo, ma “secundum Deum”; chiede la conversione della mente, del cuore, dei costumi, delle abitudini e della volontà perché nell'uomo possa albergare la consapevolezza di essere stato reso oggetto dell'amore di Dio e in forza di questa coscienza possa prodigarsi ad amare il prossimo appunto come Dio ha amato lui. La conversione ha come fine innanzitutto la comunione con Dio, quindi la vita piena al presente, la piena affermazione di se stessi nell'ottica del rapporto con il Padre attraverso lo stesso Gesù; conseguentemente essa consegue la salvezza in questa e nell'altra vita. Per ciò stesso, la ragione per cui convertirsi è delineata in un'evidenza: Il regno dei cieli è vicino. Il predicato verbale indica un fatto compiuto (è venuto) e allo stesso tempo un evento che è ancora in stato di realizzazione.


Dio regna adesso, nelle parole e nelle opere di Gesù Cristo che è già venuto e opera nel mondo; questo regno si caratterizza con la pace, l'amore, la giustizia e ogni altro valore esaltante. per la qual cosa è indispensabile cambiare radicalmente se stessi anima e cuore. Sempre lo stesso Regno è però anche una realtà in divenire, che avrà in suo compimento definitivo alla fine dei tempi, quando ci si troverà all'epilogo della nostra storia. Gesù Cristo, che è la promessa di Isaia di quella luce che adesso diventa in lui realtà effettiva è apportatore di questo Regno; la conversione è la condizione per entrarvi. La fede la condizione per persistervi e la carità quella per esserne testimoni e apportatori.


Proprio in una regione ostile e refrattaria Gesù comincia ad annunciare questa realtà innovativa del Regno; che il suo appello si rivolga a persone sterili e reticenti, non equivale però a dire che esso resti infruttuoso e inconcludente. Proprio da parte di nazioni, popoli o persone dalle quali non ci si aspetterebbe corrispondenza, tante volte si rileva sensibilità, apertura di cuore, trasporto non di rado anche in misura maggiore che in coloro che presumono di essere perfette e integerrime nello spirito e nella condotta. Anche nelle esperienze pastorali non è raro imbattersi in persone reduci da un passato nefasto e controverso, le quali si lasciano avvincere e affascinare più di tutti gli altri anche dal fenomeno di un'omelia o di una celebrazione. E in tutti i casi l'appello del Signore via, verità e vita non manca di produrre i suoi effetti intrinseci e di apportare rinnovati benefici a coloro che non vi si sottraggono. 

venerdì 20 gennaio 2023

il cerchio leggero della vita

un cerchio leggero 
trasparente, la vita
un percorso dilatato
mille cammini 

direzioni infinite
la vita si raggomitola 
come un micio,
salta come una gazzella,

si adorna di acqua fresca
si contrae come a parto
un inizio che prosegue
all'infinito sempre

la dolcezza che ti insegue
come le stelle intorno
pensieri e confessioni
la vita, quella che arde

sempre nuova, senza paura
che esce a trastullarsi
con i pensieri altrui
ed i nostri cammini


rimbombo dei pensieri

esplode il silenzio
il magma dei ricordi
un groviglio affannato
penoso ricordo

urla di piante in fiore
chiamano per raccontare
bisbigliano per consolare
la loro dolce vita

domenica sera di luglio
attorno al silenzio
come una coperta
un rotolo di luce

come stelle lontane
infiniti colori 
che danzano in festa
un festino gioioso

non vorrei concludere
i pensieri questa 
giovedì sera
richiudo il cassetto 

mercoledì 18 gennaio 2023

pianta con semi "Milkweed" bellissima vero?


 

SIEGER KÖDER vi voglio presentare questo pittore, vi metto due immagini ed un link

 



https://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/11/sieger-koder-sofferenza-e-simbolo/


tempo di incertezze

la stabilità delle cose

appare fragile,
il sostegno scomparso

dove si trovano le nuvole
vado a cercarle
per riposare
un bianco e sicuro trono

sotto di me il verde 
del globo terrestre
nel vuoto apparente
la sicurezza

nel dondolio dell'onde
nel cielo il riposo 
dell'anima, le stelle brillano
non sono lontane

vorrei tuffarmi nelle onde
degli oceani da una
stella cadente e contemplare
il riposo

il mio cammino sul tuo Signore

 che si confonda con te 
la mia via la mia storia
davanti ad immagini sacre
afferro la dolcezza 
e la speranza
ricordo di piangere di essere felice
nel sonno mi confidi il semplice
la mia via la mia storia
davanti ad immagini sacre
afferro la dolcezza 
e la speranza
ricordo di piangere e di essere felice
nel sonno mi confidi il semplice


Sunflower Van Gogh